Arcani maggiori

La Papessa: quella che sa e non parla

La Papessa del Tarot de Marseille

Una donna seduta, un libro aperto sulle ginocchia. Non lo indica, non lo mostra, non lo sta leggendo ad alta voce. Lo tiene.

È una delle figure più immobili del mazzo, e una di quelle che si rischia di scambiare per una comparsa. In realtà è il momento in cui si decide se quello che abbiamo cominciato avrà fondamenta o no.

Dopo l'inizio, lo studio

Il Bateleur ha aperto bottega: ha gli strumenti sul banco e ha cominciato. Ma cominciare non basta.

La Papessa è la fase dell'accumulo. Si acquisiscono le informazioni, si studia, si interiorizza. Prima di costruire qualcosa serve sapere qualcosa – e questa carta è il tempo in cui si impara, che è quasi sempre un tempo silenzioso e poco spettacolare.

È anche il primo numero pari del mazzo, dopo il dispari del Bateleur. Dove lui era attivo e in piedi, lei è ricettiva e seduta.

Il libro non lo scrive lei da sola

Qui c'è la cosa più interessante di questa carta, e riguarda il modo in cui il Tarot de Marseille funziona.

Il libro della Papessa è aperto ma il suo contenuto non è dato: è la carta che le sta accanto a raccontare cosa c'è scritto. Lei è il contenitore, la vicina è il contenuto.

È un buon esempio del fatto che nel Tarot nessuna carta significa qualcosa da sola. La Papessa senza contesto è una donna con un libro; con la carta accanto diventa quello che sta studiando, quello che ha capito, o quello che tiene per sé.

Documenti, contratti, cose scritte

Sul piano concreto la carta è molto meno mistica di quanto sembri. Dove c'è scrittura, c'è la Papessa: contratti, documenti, lettere, testi, giornali, riviste.

E fra i libri possibili c'è anche questo: il libro della Papessa è il Tarot stesso, e la carta indica lo studio e la lettura degli Arcani.

Chiunque abbia mai avuto una pratica ferma in un cassetto sa quanto il primo registro sia quotidiano. Quando in una lettura la Papessa compare insieme a una situazione bloccata, spesso è lì che va guardato – non nell'anima, nel faldone.

Il silenzio

La Papessa non parla. Misura le parole, e quando dà un consiglio lo dà in modo pacato, senza alzare la voce.

C'è una differenza tra tacere per non avere niente da dire e tacere pur avendo qualcosa. Lei è nel secondo caso, ed è per questo che è anche la carta del segreto: il velo che la copre indica qualcosa di ben conservato.

Non è reticenza. È il sapere che matura prima di essere trasmesso – cosa che accadrà tre carte dopo, con il Papa, che infatti guarda nella direzione opposta alla sua. Lei raccoglie ciò che è stato, lui semina in ciò che verrà.

La madre, e il seme

La Papessa è una figura materna, ma in un senso particolare: mette il seme. Non è la carta del generare visibile, è quella di ciò che viene deposto e deve ancora maturare.

Nella lettura può indicare la madre, la compagna, la moglie – e la parte più spirituale del femminile. Nei mestieri: l'insegnante, l'impiegata, la bibliotecaria. Chi ha a che fare con la conoscenza e la conserva.

Quando è rovesciata

Il rovescio della Papessa è netto e riconoscibile: è la vergine folle.

Una donna che ha perso il proprio contegno e si dà alla pazza gioia – spesso dopo un evento traumatico. Il contenimento che salta, l'appetito che non si tiene più.

E sul piano pratico, il segreto che si guasta: qualcosa che doveva restare custodito e non lo è.

Cosa resta

Il Tarocco non cambia il tuo destino, ti aiuta a leggerlo. E la Papessa, quando compare, fa spesso una domanda molto più concreta di quanto la sua aria solenne lasci pensare: i tuoi documenti sono completi?

Perché tra cominciare e costruire c'è un tempo intermedio che non produce niente di visibile – si studia, si raccolgono le carte, si mette in ordine – e che quasi tutti vorrebbero saltare.

Del resto anche la Temperanza dice che certe cose non si possono affrettare.

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Le immagini che raffigurano i Tarot de Marseille Bozzelli sono di proprietà dell'Accademia dei Tarocchi e sono qui raffigurate solo a scopo divulgativo.