Il Matto: la carta senza numero che cammina verso il Mondo
In un mazzo dove ogni arcano ha il suo posto in fila, ce n'è uno che quel posto non ce l'ha. Il Matto non porta un numero: non è il primo, non è l'ultimo, non è il tredicesimo. Sta fuori dalla serie, e proprio per questo può stare ovunque.
Chi si avvicina ai tarocchi tende a leggerlo come una figura buffa, il giullare, quello che non va preso sul serio. È esattamente il contrario. Il Matto è la carta che mette in moto tutto il resto.
Zero non vuol dire niente
Lo zero, prima di essere una quantità, è una soglia: è ciò che viene prima che qualcosa cominci a contare. Il Matto è quel momento – l'istante in cui si parte senza sapere ancora cosa si diventerà.
Per questo è una carta di grande potenziale che non ha forma, non ha mestiere... non ha ancora una storia da difendere. Ha "solo" la strada davanti e la disponibilità a percorrerla.
Ed è anche il motivo per cui non spaventa nessuno, ma dovrebbe far riflettere più di tante altre: partire davvero significa lasciare indietro ciò che eravamo, e non tutti sono disposti a farlo, ecco perché guarda a destra, verso il futuro.
Lo sguardo che punta avanti
Nel Tarot de Marseille la direzione dello sguardo non è un dettaglio decorativo: dice dove la carta sta guardando, e quindi dove porta la lettura. Il Matto guarda verso destra, verso ciò che deve ancora accadere.
Non contempla la strada percorsa. Non fa bilanci. Cammina.
E siccome è una carta che guarda, non chiude mai un discorso: rimanda sempre a ciò che le sta accanto. Quando compare in una lettura, la domanda non è "cosa significa il Matto", ma "verso cosa sta andando".
Il cane, la veste strappata
Ai suoi piedi c'è un animale che gli morde la veste e gliela lacera. Sembra un ostacolo, e la prima reazione è leggerlo così: qualcosa che trattiene, che ferisce, che rallenta il cammino.
Ma un cane che azzanna alle caviglie ottiene un effetto solo: fa muovere. E la veste strappata è il segno di chi ha camminato davvero, non di chi è rimasto seduto.
È una delle immagini più oneste del mazzo. Il Matto non parte perché tutto è a posto: parte con addosso i segni di ciò che ha attraversato, e con qualcosa che continua a incalzarlo. Chi aspetta di essere pronto non parte mai.
Dove sta andando
Qui c'è la cosa che rende il Matto più interessante di quanto sembri. La carta che sta all'altro capo del mazzo – l'ultima, il Mondo – guarda verso sinistra. Cioè verso il percorso compiuto. Cioè verso di lui.
I due si guardano attraverso tutti gli arcani che stanno in mezzo. Il Matto tende in avanti verso il Mondo che ancora non conosce; il Mondo si volta indietro e accoglie tutto il cammino che è servito per arrivarci.
Il viaggio, in altre parole, si chiude in cerchio. E il compimento non è un punto d'arrivo definitivo: nel momento in cui il Mondo guarda indietro, il Matto può ripartire.
Quando compare in una lettura
Il Matto porta con sé un inizio, ma un inizio di un tipo particolare: non quello pianificato, con tutte le condizioni al posto giusto. Quello che si prende senza garanzie.
Parla di fiducia – non nel senso ingenuo del "andrà tutto bene", ma nel senso di accettare di muoversi prima di avere tutte le risposte. È la disponibilità a mettersi in cammino sapendo che la strada si chiarisce percorrendola.
Rovesciato, quel movimento si inceppa: resta il desiderio di partire senza il passo che lo realizza, oppure il muoversi disordinato di chi cammina molto senza andare da nessuna parte.
Il Matto non promette la meta
Ed è forse la cosa più preziosa che dice. Nessuna carta del Tarot de Marseille garantisce dove si arriverà, perché il Tarocco non cambia il destino: aiuta a leggerlo.
Il Matto fa qualcosa di più modesto e più utile. Ti dice che sei a un inizio, che ti mancherà qualche certezza, e che questo non è un buon motivo per restare fermo.
Del resto, anche la carta più temuta del mazzo – l'Arcano XIII – dice una cosa simile: si lascia qualcosa per diventare altro.